16 APRILE 2014. Report audizione al Senato sul decreto del disagio abitativo

Ripreso dal sito nazionale dell’Unione Inquilini.

Lo scorso 16 aprile una delegazione dell’Unione Inquilini, composta da Walter De Cesaris, Guido Lanciano e Walter Petrucci, ha partecipato, assieme agli altri sindacati inquilini e alle associazioni della proprietà, all’audizione presso le commissioni riunite VIII e XIII del Senato.

L’incontro, durato circa due ore, ha visto la partecipazione di numerosi senatori e ha permesso di affrontare una serie di questioni importanti.

L’Unione Inquilini ha chiaramente espresso il giudizio politico negativo sul decreto e illustrato le proposte alternative contenute nel documento presentato alle Commissioni riunite e già pubblicato sul nostro sito.

Rispetto ai temi posti dall’Unione Inquilini sono venute alcune risposte da parte del relatore.

Esse riguardano: in particolare un impegno importante che è stato assunto, sulla base della richiesta unanime delle organizzazioni sindacali degli inquilini, per quanto riguarda le conseguenze della recente sentenza della Corte Costituzionale 50/ 2014. Infatti, migliaia di inquilini che, in applicazione degli artt. 8 e 9 del Dlgs 23/11 avevano fatto emergere il loro contratto “in nero” registrando il contratto di locazione non registrato dal locatore, ed avevano usufruito del canone ridotto, si ritrovano oggi con lettere del proprietario che richiede decine di migliaia di euro di arretrati. Si è, pertanto, richiesto di introdurre una norma che faccia salvi gli effetti delle registrazioni, almeno fino alla data della sentenza. Tale richiesta è stata riconosciuta del tutto legittima ed è stato assicurato l’intervento nella suddetta direzione.

Sulla riproposizione della norma di contrasto al nero, che noi chiediamo sia sostanzialmente analoga a quella bocciata, per eccesso di delega, il confronto si è avviato ma non sono ancora indicati gli orientamenti specifici delle commissioni. E’ stata apprezzata la proposta avanzata di riduzione drastica dei tempi e delle procedure per il varo del piano di recupero degli alloggi ERP nonché quella di prevedere specifiche tappe di verifica in Parlamento del relativo stato di attuazione in modo da impedire che, come nel passato, interventi finanziati sulla carta poi non sono stati effettivamente eseguiti. E’ stato oggetto di discussione la nostra critica radicale all’articolo 3 (che riguarda l’accelerazione della dismissione del patrimonio ERP).

Sono stati richiesti chiarimenti circa le motivazioni, sia di natura sociale che procedurale, alle nostre valutazioni così fortemente negative. Abbiamo risposto, riproponendo e arricchendo le argomentazioni proposte nel documento presentato. E’ stato, infine, oggetto di specifico approfondimento la nostra critica all’articolo riguardante la concessione di un incremento della detrazione fiscale ai soli inquilini di alloggio sociale. La nostra richiesta, come è noto, riguarda l’estensione del beneficio, a parità di reddito e di incidenza su di esso dell’affitto, a tutti gli inquilini E’ stato chiaramente affermato che i limiti economici posti dal decreto non sono sormontabili ma, vista la forza delle argomentazioni critiche prodotte, ci è stato chiesto dove poter inserire le risorse eventualmente liberate. La nostra risposta è stata quella che tutti gli importi che si liberano e che possono essere ridistribuiti dentro il decreto legge, vanno impegnati nel fondo per la morosità incolpevole.
Le altre proposte da noi avanzate non sono state oggetto di specifiche domande o di richieste di approfondimento.

Le ricapitoliamo per titoli principali: l’abolizione dell’articolo sulla repressione delle occupazioni con misure che giudichiamo incostituzionali; l’incremento degli stanziamenti dei fondi; il varo di un piano più generale per l’incremento dell’offerta pubblica di alloggi a canone sociale attraverso il recupero e riuso del patrimonio pubblico; la proposta alternativa alla semplice riduzione al 10% della cedolare secca per il canale concordato, attraverso l’eliminazione della cedolare secca al libero mercato e la costituzione di una “no tax area” per i proprietari che riducono l’affitto del 30% almeno rispetto al canone concordato; l’incremento della tassazione sullo sfitto, ecc.. Rimangono, pertanto, inalterati sia il giudizio critico generale sul provvedimento sia l’insieme delle nostre proposte alternative, che chiederemo ai singoli gruppi di presentare nel dibattito parlamentare.

Unione Inquilini

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