Delibera Iniziativa Popolare Patrimonio

patrimonio

L’Unione Inquilini è promotore e sottoscrittore delle proposte e invita tutti a firmarle nelle sedi.

Proposta di delibera di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana e la valorizzazione sociale del patrimonio immobiliare pubblico e privato inutilizzato nel territorio di Roma Capitale

Relazione illustrativa
In ogni quartiere di Roma ci sono edifici pubblici e privati in stato di abbandono e quindi privi di qualsiasi utilità sociale. Aree militari, vecchi cinema e teatri, scuole chiuse, ex depositi, terre incolte, fondi rustici, casali e vecchie fabbriche sono ormai orfane delle loro antiche funzioni e hanno davanti due futuri possibili: rinascere attraverso processi partecipati oppure essere messi in vendita e diventare affare per le lobby della finanza e dei costruttori.
Durante l’inverno 2013, consapevoli di questo scenario, associazioni, comitati, spazi sociali e movimenti – dal Comitato per l’uso pubblico delle caserme al Teatro Valle, da Action a Rifondazione comunista, dall’associazione A sud all’Unione Inquilini, da Cinecittà bene comune al Cinema America Occupato, da Scup a Salviamo il paesaggio – hanno cominciato a incontrarsi in un percorso di assemblee e gruppi di studi denominato “Patrimonio comune”.
Oggi questa rete è diventata comitato promotore della delibera popolare allegata, ispirata al principio costituzionale e in particolare agli articoli 42 e 43, oltre che alla difesa dei “beni comuni” come beni che, a prescindere dall’appartenenza pubblica o privata, si caratterizzano per un vincolo di destinazione, essendo funzionali alla realizzazione dei diritti fondamentali di tutte e tutti.
Sul piano politico porre i beni comuni al di là del pubblico e del privato significa pensare e aspirare alla realizzazione di forme e istituzioni di democrazia partecipata che superino le attuali politiche di privatizzazione. Significa altresì superare le politiche di vendita del patrimonio pubblico in favore di una più utile valorizzazione sociale di ex aree militari, vecchi cinema e teatri, scuole chiuse, ex depositi, terre incolte, ex fabbriche, fondi rustici e casali, patrimonio pubblico e privato abbandonato.
Mai come in questi anni di recessione economica, in cui esclusione sociale, emergenza abitativa, negazione del diritto allo studio, precarietà e impoverimento sono in rapida ascesa, il recupero degli spazi inutilizzati è un pezzo di risposta – assai concreta – alla crisi che viviamo, un’occasione irripetibile per creare lavoro e cultura.

Le conseguenze di una cattiva gestione del patrimonio pubblico sono sotto i nostri occhi: deficit comunale per il crescere dei costi di gestione di una città oltre i propri confini, quartieri dormitorio, devastazione dell’agro, costi immobiliari alle stelle ed un patrimonio immobiliare sterminato e vuoto. Ciò è avvenuto perché lo sviluppo urbano è stato guidato dalle spinte economiche miopi e speculatorie alle quali la politica è stata succube, quando non connivente.
Con questa delibera, Roma Capitale si impegna a rompere il rapporto strutturale tra l’amministrazione, i grandi costruttori e gli interessi finanziari. Infatti, dal momento in cui il patrimonio immobiliare abbandonato venisse riutilizzato e per di più autogestito dalla cittadinanza attiva diventando un bene dalla proprietà collettiva, non ci sarebbe più margine per operazioni di saccheggio del territorio e il partito trasversale della rendita e del mattone non avrebbe più la loro fonte principale di profitto in questa fase di crisi immobiliare. Per tutta la comunità cittadina questo aprirà una nuova stagione in cui ideare progetti che superino il modello di trasformazioni decise dall’alto, mettendo a punto nuove forme partecipate, efficaci e trasparenti di gestione degli spazi.
Con questa delibera di iniziativa popolare proponiamo di invertire la tendenza politica in atto, cosiddetta di valorizzazione economica, ma sarebbe meglio definirla svalutazione, e di valorizzare socialmente il patrimonio inutilizzato pubblico e privato attraverso una reale e forte partecipazione della cittadinanza.
Nel dettaglio, con la delibera di iniziativa popolare “Patrimonio comune” si propone di istituire una banca dati pubblica del patrimonio immobiliare pubblico e privato inutilizzato nella quale confluiscano gli immobili privi di destinazione, affinché chiunque possa avere informazioni trasparenti e puntuali sugli stabili abbandonati; la banca dati è uno strumento dinamico, in continuo aggiornamento, che ha anche la funzione di proporre un utilizzo socialmente utile; in modo che sia la comunità cittadina a decidere, attraverso un processo trasparente e collettivo, quali destinazioni siano più utili sia per gli immobili pubblici, che per quelli privati.
La proposta di delibera prevede che l’individuazione della destinazione degli immobili inutilizzati possa essere promossa dall’amministrazione comunale e dai municipi, con appositi bandi, avvisi o concorsi di idee su singoli immobili o su gruppi di immobili raccogliendo idee e proposte ed attivando le energie dei cittadini nella progettazione del loro territorio, ma anche che ogni singolo cittadino o comunità di cittadini possano attivare la procedura avanzando proposte che anch’esse verranno messe al vaglio della partecipazione popolare prima di essere attuate.
Un particolare attenzione è prevista per le proposte provenienti da gruppi di cittadini attivi che già hanno avviato, anticipando l’amministrazione comunale, il processo di valorizzazione sociale del patrimonio inutilizzato e che già svolgono attività di utilità sociale, rigenerando immobili senza un titolo specifico, delle quali è opportuno garantire la continuità.
Considerato l’ampio spettro di possibili utilizzi e tipologie di soggetti la proposta di delibera prevede che si possa procedere all’assegnazione dei beni sia attraverso un bando pubblico, che con l’assegnazione diretta o l’affidamento in guardiania, ma sempre attraverso convenzioni o patti di collaborazione con i quali sia garantita la finalità pubblica dell’utilizzo (livelli minimi di servizi, accesso libero, democraticità del gestore..) che le tutele (obblighi di cura e buona conduzione) che le pari opportunità e la dignità del lavoro.
Al fine di reperire risorse necessarie a far fronte ai costi di riqualificazione dei beni a carico dell’amministrazione si prevede infine la possibilità di istituire imposte di scopo sui grandi patrimoni immobiliari. Proposta di delibera di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana e la valorizzazione sociale del patrimonio immobiliare pubblico e privato inutilizzato nel territorio di Roma Capitale

OGGETTO: Norme per la rigenerazione urbana e la valorizzazione sociale del patrimonio immobiliare pubblico e privato inutilizzato nel territorio di Roma Capitale Articoli 6 e 8 dello Statuto; articoli 2, 3 e 4 del Regolamento per gli istituti di partecipazione.

L’Assemblea Capitolina

Premesso che:
● Per effetto delle progressive trasformazioni urbane e della speculazione edilizia interi fabbricati o parti di essi sono stati svuotati dalle loro attività, sottraendo alla collettività spazi precedentemente utilizzati. Disperdendo via via la loro funzione originaria, questi stabili, condizionano lo sviluppo di parti consistenti del territorio e minano l’identità e l’equilibrio urbano dei quartieri coinvolti, disattendendo la funzione sociale della proprietà;
● Si tratta di stabili di diverse tipologie: caserme e forti, teatri e sale cinematografiche, scuole e ospedali, magazzini, mercati, depositi, rimesse, impianti sportivi, centrali di servizi vari, stabilimenti industriali, volumi abitativi e/o commerciali, che versano in uno stato di manifesto abbandono o sono soggetti a speculazione, tale da determinare situazioni di grave degrado urbano e sociale, danni per l’ambiente, preoccupazione per la conservazione di testimonianze culturali e storiche, pericoli per la pubblica e privata incolumità, oltreché occasione per attività assolutamente privatistiche e speculative;
● La Costituzione italiana, con l’articolo 41 stabilisce che “l’iniziativa economica è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale”, e con l’articolo 42 limita le garanzie del diritto di proprietà “allo scopo di assicurarne la funzione sociale”.

Considerato che:

● Cresce nella cittadinanza un sentimento di disappunto nel constatare i casi in cui l’amministrazione disattende la funzione di manutenzione e valorizzazione del patrimonio pubblico e dimostra uno spreco di risorse a scapito dell’interesse collettivo;
● Dalla crisi e dalle crescenti esigenze sociali emerge sempre più l’incessante richiesta che spazi in disuso o sotto-utilizzati siano rivitalizzati con finalità abitative, sociali e culturali;
● In tali spazi abbandonati potrebbero trovare accoglienza sia gli aventi diritto all’edilizia residenziale pubblica, così come, più in generale, la crescente domanda del disagio abitativo, nonché quell’insieme di soggetti comunitari e associativi che assicurerebbero la fornitura di servizi necessari di cittadinanza, sociali, culturali, sportivi, ecc., così come le energie creative finalizzate allo sviluppo di nuove economie, alla creazione di lavoro e reddito.

Osservato che:

● Il riprodursi di tale fenomeno di residualità immobiliare, traendo origine dal mutare delle esigenze del ciclo produttivo/riproduttivo, si colloca nel più generale contesto dell’attuale modello economico , che propone i processi di alenazione come strada per liberare l’amministrazione dagli obblighi di gestione del patrimonio, trasferendo la proprietà dei beni pubblici ai grandi interessi privati, assicurando solo a questi ultimi cospicui guadagni;
● Le reti della cittadinanza e dei comitati attivi per la salvaguardia e la promozione dei beni comuni o che hanno intrapreso processi di riappropriazione e restituzione di quegli spazialtrimenti oggetto di speculazione – una sensibilità che ha avuto la sua vistosa manifestazione nella celebrazione del referendum sull’acqua pubblica nella primavera del 2011 – sono una costellazione di esperienze contrastano tale tendenza puramente commerciale e che dimostra la possibilità di un diverso utilizzo del patrimonio edilizio e delle aree, svincolato dalle dinamiche di mercato, capace di sviluppare attività produttive per la collettività sulla base di processi partecipativi;

Osservato inoltre che:

● Non sempre l’attivazione di bandi pubblici permette di valorizzare le molteplici esperienze di gestione e promozione comunitarie autogestite, già largamente operanti e il cui riscontro sociale appare ampiamente positivo e può determinare una squilibrata concorrenzialità tra attori sociali per statuto diversi, che tende a favorire le realtà economicamente più solide.
● Appare quindi opportuno prevedere accanto alle procedure di bando pubblico anche la modalità di assegnazione diretta, o comunque con procedure speciali, quali la assegnazione temporanea in guardiania, nonchè la concessione in autogestione amministrativa attraverso la definizione di regolamenti di “Uso civico” rivolte a comunità informali di cittadini, all’interno di processi partecipativi ampi e a fronte di utilità sociali verificabili. Ad esempio il codice dei contratti pubblici prevede all’art 20 che il codice medesimo non si applichi ai servizi sociali se non nei suoi principi fondamentali “I servizi elencati nell’allegato IIB restano soggetti, oltre che all’art. 20 del D.lgs. n. 163/2006, anche all’art. 27 del medesimo decreto in base al quale l’affidamento di contratti pubblici, sottratti in tutto o in parte all’applicazione del codice, deve avvenire nel rispetto di principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità (cfr. Deliberazione Avcp n. 4/2010). Inoltre si possono applicare le norme relative all’affidamento in concessione di servizi ex art. 30 con specifici affidamenti diretti a soggetti che effettivamente e concretamente operano nell’interesse generale.

Visto che:

● Il contesto economico in cui si sviluppano le contraddizioni succitate tende a determinare condizioni politiche che sempre più difficilmente permettono agli organi decisionali di svolgere il proprio ruolo di terzietà tra interessi e bisogni, al punto da escludere qualsiasi prerogativa d’indirizzo urbanistico in attrito con le convenienze economiche delle proprietà immobiliari;
● Tale ostacolo ai poteri istituzionali di esercitare la propria funzione d’indirizzo politico si manifesta anche laddove la titolarità patrimoniale dei beni dismessi riguarda le stesse amministrazioni pubbliche, sempre più inclini a comportamenti non dissimili da quelli utilizzati dagli attori privati;
● Per effetto della progressiva spoliazione delle prerogative istituzionali in materia di gestione del patrimonio, derivata dal più generale orientamento politico sviluppatosi nell’ultimo scorcio storico, le amministrazioni pubbliche sono chiamate, in alcuni casi obbligate, a recedere dalla titolarità di possedere beni, immobiliari e societari, e finanche svolgere servizi, e anzi a eseguire le dismissioni attraverso processi di alienazione e messa all’incanto.
Tutto ciò premesso si evidenzia come la vigente normativa consente ai Comuni di procedere in autonomia nella gestione del proprio patrimonio immobiliare, così come, a determinate condizioni, nell’uso e nella destinazione di quello privato, e si ritiene pertanto doveroso esercitare tali prerogative al fine di soddisfare le esigenze sociali, abitative, culturali ed economiche della cittadinanza, riservando a tale scopo la quota di edilizia dismessa che si renderà necessaria.

L’ASSEMBLEA CAPITOLINA
per i motivi esposti in premessa
DELIBERA

1) Roma Capitale considera l’intero territorio comunale, edificato e non edificato, come patrimonio comune ossia come patrimonio della comunità cittadina intesa, ai sensi dell’art. 6 dello Statuto di Roma Capitale, come l’insieme dei residenti e delle persone, di origine italiana o straniera, che svolgano la propria attività di studio o lavoro nella città.
Le presenti norme sono volte a promuoverne attivamente la finalità sociale in ottemperanza agli articoli 42 e 43 della Costituzione della Repubblica italiana e nell’ambito di un processo di rigenerazione urbana partecipata, trasparente e sostenibile;
2) Ogni previsione di dismissione di patrimonio immobiliare di proprietà di Roma Capitale e delle aziende partecipate in essere è sospesa sino all’espletamento della procedura di individuazione della possibile valorizzazione sociale (come specificato nel punto B2). Le deliberazioni dell’Assemblea Capitolina n. 39/2011 “Programma generale per la riconversione funzionale degli immobili non strumentali al Trasporto Pubblico Locale previsti dal Piano Pluriennale 2009-2020 di ATAC Patrimonio S.r.l.” e n. 8/2010 “Approvazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni degli immobili militari della città di Roma” sono revocate;
3) Per i fini di cui al punto 1) l’Assemblea Capitolina decide a) di istituire la Banca Dati delle Opportunità Territoriali nella quale far confluire le informazioni sul patrimonio immobiliare pubblico e privato inutilizzato nel Comune di Roma;
b) di individuare, con procedura partecipativa e con l’attiva collaborazione della cittadinanza, il possibile utilizzo dei beni inutilizzati volto a garantirne la finalità sociale (d’ora in poi definito “valorizzazione sociale”), in particolare al fine di dare risposta alla carenze alloggiative, di lavoro, di servizi sociali, formativi, artistici e culturali presenti sul territorio nonché a tutelare i beni stessi dal degrado, il paesaggio, il decoro urbano e la sicurezza pubblica;
c) di promuovere, con successivi separati provvedimenti, la valorizzazione sociale delle risorse territoriali inutilizzate, attraverso interventi diretti dell’amministrazione ovvero l’assegnazione in uso a comunità di cittadini, lavoratori, utenti, al mondo del volontariato, del terzo settore, della cooperazione sociale o dell’associazionismo che li utilizzino per la realizzazione di attività socialmente utili e per la fornitura di servizi alla collettività, con particolare attenzione all’innovazione sociale, alla promozione della creatività, alla valorizzazione delle culture e al protagonismo dei giovani.
Secondo quanto di seguito disposto:
A) Banca Dati delle Opportunità Territoriali (BDOT)
A.1) Oggetto della banca dati sono i fabbricati e porzioni di fabbricati, ad uso residenziale e non residenziale, i terreni, di proprietà comunale, pubblici o privati, per i quali non esista una utilizzazione certa o la cui destinazione prevista sia incompatibile con le caratteristiche del territorio circostante ed in contrasto con gli interessi della comunità di prossimità. La BDOT è un banca dati dinamica in continua implementazione a cura della amministrazione comunale, dei municipi e delle comunità cittadine. Tutte le informazioni contenute nella BDOT sono resepubbliche attraverso un apposito sito internet, dal momento in cui sono disponibili. Tutti i cittadini e le cittadine, singoli o associati, possono segnalare immobili in modalità da definire con gli uffici competenti per collaborare all’aggiornamento della banca dati;
A.2) Per la sua prima implementazione nella BDOT confluiscono tutte le informazioni già in possesso dell’amministrazione comunale o di enti controllati ed in particolare: a) le risultanze del “Bando ricognitivo per l’individuazione di aree ed edifici degradati o dismessi” di cui alla deliberazione di Giunta n. 212/2010, b) il patrimonio immobiliare inutilizzato di proprietà delle
aziende partecipate, c) il patrimonio immobiliare in dismissione di proprietà del Ministero della Difesa e dell’Agenzia del Demanio, d) il patrimonio immobiliare inutilizzato di proprietà di Roma Capitale, della provincia di Roma, della Regione Lazio, delle IPAB, delle Asl e) gli immobili confiscati alla criminalità organizzata. Tutto il patrimonio in dismissione o acquisito al privato il cui cambio di destinazione d’uso ha un forte impatto speculativo a scapito della comunità;
A.3) Per la prima implementazione sarà indetto un Censimento Popolare del patrimonio immobiliare inutilizzato a cui saranno chiamati a partecipare i cittadini e le cittadine, singoli o associati, nonché le comunità informali e gli enti senza fini di lucro che potranno effettuare segnalazioni, anche corredate di proposte di valorizzazione sociale ai fini della presente delibera.
B) Individuazione partecipata della valorizzazione sociale dei beni inutilizzati
B.1) Tutti gli immobili contenuti nella BDOT, anche se non sono ancora nella disponibilità di Roma Capitale, possono essere sottoposti ad iniziative di individuazione della valorizzazione sociale;
B.2) Si intende come valorizzazione sociale ogni attività che preveda la cura, il recupero e/o la rigenerazione e l’uso per finalità sociali dei beni inutilizzati, in particolare in risposta ai bisogni di casa per famiglie , giovani e studenti fuori sede, di lavoro, di cultura, di socialità, di verde e di sport con particolare attenzione alle iniziative di innovazione sociale e culturale, di promozione
della creatività giovanile, di protagonismo delle comunità cittadine, delle donne e dei migranti oppure la destinazione a sedi sociali di enti senza fini di lucro, alla creazione di sportelli informativi per la tutela del cittadino e della cittadina e, ancora, l’utilizzo per uffici e/o servizi gestiti dalla amministrazione comunale, o da altri enti pubblici, in particolare quando questo permetta la sostituzione di immobili privati condotti in locazione (Vedi allegato 1).
B.3) Le azioni di valorizzazione sociale potranno prevedere ogni utilizzo che attraverso procedure di partecipazione e di attivazione del territorio, attraverso discussione pubblica e il coinvolgimento diretto dei cittadini appaia utile al miglioramento della vivibilità della città, dei quartieri e all’affermazione dei diritti. E’ escluso l’utilizzo per attività commerciali da parte di enti economici privati.
B.4) L’individuazione delle ipotesi di valorizzazione sociale può avvenire su iniziativa di Roma Capitale, dei Municipi o su iniziativa dei cittadini e delle cittadine, individualmente o associati.
B.5) Nel caso di iniziativa di Roma Capitale o dei Municipi questi promuovono processi partecipativi che prevedano il largo coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine, mediante avvisi, bandi pubblici o concorsi di idee riguardanti singoli beni o categorie di beni, ricadenti nel proprio territorio, con cui si invita a proporre idee e a presentare progetti di valorizzazione sociale.
Degli avvisi, bandi e concorsi di idee dovrà essere data adeguata informazione oltre che sui siti internet del Comune e dei Municipi sui giornali, in particolare quelli a diffusione municipale, Tv e radio locali.
L’individuazione partecipata della valorizzazione sociale è comunque obbligatoria per i beni di maggiore rilevanza territoriale ed urbanistica a livello cittadino o municipale. Qualunquecittadino o cittadina, singolo o associato, o ente senza fine di lucro, comprese le comunità informali e i soggetti che già utilizzino il bene senza specifico titolo, può avanzare proposte, anche candidandosi alla realizzazione e alla gestione.
B.6) Per il caso dell’iniziativa dei cittadini: qualunque cittadino e cittadina o ente senza fine di lucro, comprese le comunità informali e i soggetti che già utilizzino il bene senza specifico titolo, può, in qualsiasi momento, avanzare una proposta di valorizzazione sociale di un bene inserito nella BDOT. La proposta può indicare esclusivamente la destinazione o la finalità di utilizzo o comprendere la candidatura alla gestione, in questo caso la proposta deve contenere indicazioni di massima sulle modalità di utilizzo, sulle attività da svolgere, sui risultati attesi e sulle modalità di cura, recupero e rigenerazione del bene. Le proposte di valorizzazione sono pubblicate sul sito della BDOT.
B. 7) Della proposta di valorizzazione avanzata da cittadini il Municipio da adeguata pubblicità, sul proprio sito e sugli organi di stampa locali e municipali, al fine di verificare l’esistenza di altre eventuali proposte e di acquisire osservazioni utili alla valutazione degli interessi coinvolti e far emergere eventuali effetti pregiudizievoli. In assenza di opposizioni o in presenza di opposizioni non rilevanti la proposta, se rientrante nelle previsioni di cui al punto B1 è accolta.
In presenza di diverse proposte il Municipio verificherà la possibilità di convergenza in un unico progetto. Nella valutazione delle iniziative darà priorità alla prosecuzione di attività di utilità sociale in qualunque modo già svolte all’interno del bene, al contenuto di innovazione sociale e
di creatività, alla mobilitazione sinergica di diverse risorse, nonché al complesso dei bisogni
sociali espressi dal territorio.
C) Modalità di utilizzo e concessione dei beni
C.1) I beni iscritti nella BDOT di proprietà di Roma Capitale, che non siano destinati dal Comune ad finalità di rilevanza cittadina o strumentali da parte dell’Amministrazione comunale, possono essere messi a disposizione dei Municipi che lo richiedano per la individuazione partecipata della valorizzazione sociale e per procedere all’assegnazione.
C.2) Per i beni di proprietà di altri enti pubblici la Giunta Capitolina stipula intese o accordi con gli enti proprietari al fine dell’acquisizione al patrimonio di Roma Capitale, in proprietà o in locazione, anche tramite permuta con altri beni destinabili direttamente alle attività dell’ente proprietario.
C.3) Per gli immobili inutilizzati di proprietà privata il Sindaco a) invita i proprietari, con atto notificato a mezzo di messo comunale, a dichiarare, nel termine perentorio di 150 giorni quali iniziative intendano intraprendere al fine di garantire la funzione sociale dell’immobile.
Trascorso inutilmente tale termine, il Sindaco diffida i proprietari stessi a presentare le proprie deduzioni nel termine di 60 (sessanta) giorni; b) nel caso in cui lo stato di abbandono dell’immobile costituisca pericolo per la pubblica incolumità e l’igiene pubblica o per il decoro urbano e la tutela del paesaggio, ordina alla proprietà la realizzazione dei lavori necessari alla cessazione del pericolo, ai sensi dell’art. 2053 CC e ai sensi dell’art. 54 del Dlg 18 agosto 2000 n. 267; c) in caso di mancato riscontro, ovvero in presenza di una ipotesi di utilizzo privato in contrasto con l’interesse pubblico generale, il Sindaco procede all’acquisizione al patrimonio comunale degli immobili di cui sia stata individuata la valorizzazione sociale, tramite trattativa privata, permuta, a costo parametrato al costo di produzione e alla capacità patrimoniale media dei cittadini romani o in caso di mancato accordo tramite esproprio per pubblica utilità ai sensi dell’art. 838 del Codice civile o con provvedimento di requisizione d’urgenza in caso di grave necessità.
C.4) Gli immobili di proprietà di Roma Capitale che non risultino suscettibili di valorizzazione sociale possono essere alienati con asta pubblica o concessi in affitto a privati. I proventi di dettealienazioni sono utilizzati per la riqualificazione del patrimonio comune o comunque per finalità sociali.
C.5) La realizzazione della valorizzazione sociale individuata può essere realizzata direttamente dall’amministrazione comunale, dai Municipio o da altri enti pubblici ovvero da soggetti collettivi a base democratica senza fini di lucro quali associazioni, comitati, cooperative sociali, consorzi, nonché comunità informali di cittadini, lavoratori o utenti aperte alla partecipazione a tutti gli appartenenti alla comunità stessa.
C.6) L’assegnazione del bene avviene attraverso un bando pubblico che indichi la destinazione individuata con procedura partecipata tramite concessione diretta o assegnazione anche temporanea a fini sociali (in guardiania), fermo restando quanto previsto dal punto B7).
Nel caso di bando pubblico si dovrà garantire la possibilità della più larga possibilità di partecipazione in particolare evitando che la maggiore disponibilità economica sia elemento dirimente la possibilità di accesso.
C7) L’uso del bene viene regolato sulla base di convenzioni o patti di collaborazione, tra l’ente pubblico e il soggetto gestore, o mediante la definizione di regolamenti di “uso civico” rivolte a comunità informali di cittadini. Tali atti devono assicurare il carattere pubblico delle iniziative ed in particolare: i livelli minimi di quantità e qualità dei servizi erogati e delle attività svolte, la
possibilità di accesso della cittadinanza, il rispetto del principio di non discriminazione, la democraticità dei processi decisionali interni al soggetto gestore, gli obblighi di buona conduzione e manutenzione dell’immobile, le modalità di controllo pubblico, gli eventuali oneri e la durata della concessione. Altresì va garantito il rispetto della dignità del personale impiegato e il principio delle pari opportunità. Le convenzioni potranno autorizzare lo svolgimento di attività commerciali marginali all’interno degli immobili assegnati i cui proventi siano finalizzati esclusivamente alla riqualificazione, manutenzione e miglioramento del bene. L’eventuale
canone di concessione o di locazione è commisurato alla funzione sociale svolta. Laddove la funzione sociale del soggetto è di notevole importanza il bene viene concesso in uso gratuito. In casi specifici potrà essere erogato un contributo al concessionario per l’effettuazione di prestazioni sociali – regolate da appositi strumenti convenzionali. In caso di concessione o locazione onerosa l’ammontare del canone non potrà comunque essere superiore a quanto stabilito dall’art. 7, lettera b) (canone ridotto), e c) (canone ricognitivo) di cui alla deliberazione del Consiglio comunale di Roma n. 5625/1983.
C.8) Nelle more della realizzazione della Banca dati le procedura di cui al punto B5 possono comunque essere attivate dai cittadini e cittadine, singoli o associati, su immobili manifestamente abbandonati o già destinati dai cittadini ad uso sociale.
C.9) Per le finalità della presente normativa, ed in particolare per coprire i costi di riqualificazione dei beni a carico dell’amministrazione comunale potrà essere istituita un’imposta di scopo sui grandi patrimoni immobiliari ai sensi dell’art. 1, comma 149, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

ALLEGATO 1
A titolo indicativo le azioni di valorizzazione sociale potranno prevedere:
- l’utilizzo per uffici e/o servizi gestiti dalla amministrazione comunale, o da altri enti pubblici, in particolare quando questo permetta la sostituzione di immobili privati condotti in locazione;
- l’assegnazione con le modalità dell’edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa ai sensi della Legge Regionale n.12/1999 “Disciplina delle funzioni amministrative regionali e locali in materia di edilizia residenziale pubblica”;
- l’assegnazione a cooperative di abitazione e lavoro ai sensi della Legge Regionale n. 55/1998 “Autorecupero del patrimonio immobiliare”;
- l’utilizzo ai fini dell’emergenza abitativa ai sensi della deliberazione della Giunta Regionale n. 18/2014 “Piano straordinario per l’emergenza abitativa nel Lazio e attuazione del Programma per l’emergenza abitativa per Roma Capitale”;
- la destinazione ad alloggi per studenti fuori sede da gestirsi da parte della Azienda Regionale per il Diritto allo Studio;
- la sperimentazione di nuovi modelli abitativi quali il “cohousing” e gli “alloggi di transizione” per giovani in uscita dalla famiglia;
- la destinazione ad Ostelli per la Gioventù;
- la destinazione dei terreni ad attività di produzione agricola, ivi compresi gli orti urbani, e ad attività connesse alla attività agricola, con preferenza per l’agricoltura biologica;
- la destinazione ad attività dell’altra economia così come definite dalla Legge Regionale Lazio n. 40/2009 “Disposizioni per la diffusione dell’altra economia nel Lazio”;
- la destinazione a comunità di lavoratori in mobilità o in cassa integrazione per il proseguimento in autogestione di attività produttive dismesse;
- la destinazione a consorzi di artigiani e/o lavoratori autonomi per la realizzazione di spazi di coworking, nonché per botteghe di transizione e incubatori di impresa;
- la destinazione ad attività commerciali di prossimità in settori nei quali la diffusione dei centri commerciali e il costo dei locali sul mercato ha determinato una grave assenza di offerta;
- la destinazione ad attività culturali, educative, sportive, centri giovanili, centri anziani, centri sociali in autogestione ed ogni altro utilizzo volto ad ampliare la fruizione pubblica dei beni, a contribuire al benessere della popolazione, rispondendo in particolare al bisogno di socialità e di incontro;
- la realizzazione di sportelli informativi e di assistenza sui problemi della casa, del lavoro, dei diritti di genere, dell’emigrazione, della cittadinanza e di ogni attività volta alla affermazione dei diritti civili, sociali e culturali e alla lotta alla discriminazione;
- la destinazione a sedi sociali di enti senza fini di lucro.

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