Il “buono casa” tra luci e ombre. Alcuni numeri e un primo bilancio

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Il cosiddetto “buono casa”, introdotto con la D.G.C. 150/2015 dalla precedente giunta Marino, doveva permettere a circa 1500 famiglie romane di “uscire dall’emergenza abitativa” permettendo agli inquilini attualmente ospiti dei residence o in situazioni di particolare difficoltà di poter prendere in affitto un appartamento grazie a un contributo erogato mensilmente dal Comune (di 600,700 o 800 euro al mese a seconda del numero di persone presenti nel nucleo familiare), oltre a un contributo “una tantum” di 4000 euro (a garanzia delle caparre e di eventuali morosità) per il proprietario che affitta e di mille euro per l’inquilino (per pagare le spese del trasloco o dell’agenzia immobiliare).

A tutt’oggi, dei circa 1300 inquilini dichiarati “ammissibili” e che potrebbero perciò beneficiare del buono casa, solo un’ottantina (80!) sono riusciti a trovare una casa ed a stipulare il relativo contratto di affitto. I numeri, meglio di qualsiasi nostra considerazione, la dicono lunga sulla fase di stallo dell’iniziativa, che potrebbe invece procedere in modo  spedito se fosse il comune ad aiutare l’inquilino nella ricerca dell’appartamento, magari stipulando un accordo con i grandi enti pubblici che possiedono appartamenti vuoti e sfitti o con i grandi proprietari.

A suo tempo, avevamo fatto presente che, per un inquilino a basso reddito e senza adeguate “garanzie”, sarebbe risultata un’impresa difficilissima quella di convincere un piccolo proprietario ad affittargli il suo appartamento; i risultati hanno puntualmente confermato la nostra ipotesi pessimistica. Certamente, continua a pesare anche la grave carenza di mezzi e di personale con i quali il Dipartimento si trova ad operare e non abbiamo mancato in passato di evidenziare l’urgenza del problema.

Un dato positivo, che magari in comune potrebbero sfruttare per cercare di convincere i proprietari dubbiosi, è che il contributo viene pagato con regolarità e senza intoppi, come confermatoci da alcuni assistiti e anche da alcuni proprietari .

E’ evidente però che per giungere alla chiusura dei residence, misura che riteniamo necessaria per porre fine allo scandaloso business dell’”emergenza” , occorre ben altro! Il buono casa resta un’idea positiva, dal momento che va ad aggiungersi alle (pochissime) misure di sostegno a disposizione degli inquilini, ma da solo non basta a fornire una risposta concreta ai problemi abitativi di Roma.

Il “passaggio da casa a casa”, lo ribadiamo, non può che passare attraverso un rilancio dell’edilizia popolare. Assegnare casa popolare a chi ne ha diritto, smaltendo le liste delle famiglie in cosiddetta “emergenza abitativa”, resta l’unico strumento efficace per tagliare i ponti con i “professionisti dell’emergenza” e per garantire un’esistenza  decorosa a chi vive nell’intollerabile degrado dei cosiddetti “residence”

 

Per info: Unione Inquilini, Via Cavour 101, tel. 06/47.455.711 o roma@unioneinquilini.,it

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