Proposte per il diritto alla casa da parte dell’Unione Inquilini

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Proposte per il diritto alla casa e alla città

Primo intervento

Un piano regolatore per trasformare la città esistente e dire stop al nuovo consumo di suolo: 10.000 nuovi  alloggi a canone sociale

E’ ora di dire basta ad interventi tampone che inseguono l’emergenza senza mai affrontare i nodi strutturali della sofferenza abitativa. Ridurre il problema casa ad emergenza è un imbroglio: non siamo di fronte a calamità improvvise o imprevedibili e spesso, con la scusa dell’emergenza, si producono norme non trasparenti o interventi parziali che hanno il solo risultato di rinviare i problemi, riproducendo una emergenza ancora più acuta. L’emergenza conviene ai poteri forti che hanno interesse a riprodurla. Mafia capitale dovrebbe aver insegnato qualcosa. Il caso dei residence è emblematico della resa alle politiche emergenziali: i medesimi costruttori, primi responsabili della sofferenza abitativa, lucrano sull’emergenza da essi prodotta.

Serve un piano strategico per l’abitare che abbia l’obiettivo strategico di incrementare di almeno 10000 unità l’offerta di alloggi sociali a Roma.

Vanno sospesi i progetti di cementificazione previsti  per una nuovo piano regolatore per l’utilizzo del patrimonio immobiliare esistente a fini abitativi, sociali e culturali.

 

  1. 100 Giorni per un censimento del patrimonio immobiliare vuoto, in disuso, in degrado e o in dismissione finalizzato alla definizione attraverso un percorso partecipativo di un Piano regolatore sull’utilizzo dell’esistente a fini abitativi, sociali e culturali, con conseguente sospensione dei Piani regolatori sulle aree finalizzati alla cementificazione del territorio a fini speculativi e di sostegno alla rendita fondiaria;
  2. Una delibera per i progetti di recupero e/o autorecupero e riuso a partire dagli immobili pubblici;
  3. Tempi certi per  quelli privati che imponga interventi di conservazione e recupero, pena la possibilità di requisizione;
  4. Utilizzo dell’art. 26, comma 1 bis del cosiddetto “Sblocca Italia” che, rispetto alla dismissione del patrimonio del demanio, da priorità ai progetti di recupero a fini di edilizia residenziale pubblica per i nuclei utilmente collocati nelle graduatorie
  5. Sospensione di tutti i provvedimenti di alienazione del patrimonio ERP e di quello pubblico non ERP
  6. Recupero degli alloggi ERP oggi non utilizzati
  7. Vigilanza e verifica del rigoroso rispetto delle convenzioni previste dai piani di zona con l’adozione delle adeguate sanzioni in caso di violazione, senza alcuna ipotesi di sanatoria.
  8. Emanazione di un bando ad hoc per le assegnazioni di alloggi di social housing e delle unità immobiliari del patrimonio comunale, regionale, anas, asl, ipab etc. al quale partecipino famiglie con reddito superiore all’accesso ai bandi ma inferiore a 50.000 euro;
  9. Applicazione delle normative regionali sulla decadenza e accompagnamento verso il “social housing” per coloro che superano i redditi per la permanenza nell’ERP

Secondo intervento

 

Roma “città  sfratti zero”

 

Occorre affermare un principio guida dell’azione amministrativa: un nucleo familiare che abbia un reddito tale da avere diritto a una casa popolare (ed è, pertanto utilmente collocato nelle graduatorie pubbliche) e/o condizioni di fragilità (presenza di anziani, minori malati gravi, portatori di handicap, ecc.) tali da avere diritto a forme di protezione sociale, non può essere sfrattato senza un intervento pubblico che garantisca preventivamente il passaggio da casa a casa. Questo meccanismo deve valere anche per la giusta chiusura dei cosiddetti residence.

  1. Istituzione delle commissioni di graduazione degli sfratti in  ottemperanza a quanto previsto dalle normative nazionali e dalla legge regionale sulla morosità incolpevole e conseguente comunicazione alla Prefettura degli elenchi ai fini dei conseguenti provvedimenti di differimento che la normativa prevede
  2. Indicazione da parte del comune dei nuovi conduttori degli alloggi pubblici o costruiti e recuperati con forme di agevolazioni pubbliche e di tutti gli enti che hanno forme di controllo o vigilanza pubbliche con canoni rapportati al reddito
  3. Revisione dei bandi per la morosità incolpevole, scritti in modo da impedire che venga riconosciuto il diritto e con modalità di erogazione impraticabili
  4. Rivisitazione del cosiddetto “buono casa” in modo da garantire il preventivo reperimento di un alloggio adeguato e l’effettiva erogazione del beneficio da parte dell’amministrazione comunale in tempi certi

 

Terzo intervento

 

Trasparenza e legalità

 

Sono emersi fatti gravi e scandali clamorosi su un sistema esteso di assegnazioni non trasparenti se non proprio illegali

Le prime vittime di questo sistema sono i cittadini più deboli. Il principio che deve essere affermato è che gli immobili pubblici devono essere assegnati esclusivamente a coloro che hanno redditi tali da avere diritto a una casa popolare (e pertanto sono utilmente collocati nelle graduatorie).

Questa illegalità non c’entra nulla con le occupazioni per necessità di immobili vuoti pubblici (non ERP) e privati, lasciati colpevolmente al degrado. Il vero scandalo e la vera illegalità, in questi casi, sono il fatto che si preferisca lasciare vuoti e a deperire beni, spesso costruiti con i soldi dei cittadini.

  1. Nessuno sgombero delle occupazioni per necessità degli immobili vuoti e degradati che invece debbono essere avviati, preferibilmente con lo strumento dell’autorecupero, ovunque possibile, al riuso a fini abitativi o, se non possibile, sociali e culturali
  2. Pubblicazione delle graduatorie comunali aggiornate (attualmente sono ferme alle domande presentate  al 30 giugno 2013)
  3. Assegnazione delle case popolari attraverso esclusivamente la graduatoria comunale
  4. Tolleranza zero verso la criminalità organizzata e la compravendita delle case popolari
  5. Lotta al canone nero e all’irregolarità contrattuale nelle locazioni

 

Quarto intervento

Un nuovo ruolo dell’Amministrazione

Roma, capitale d’Italia, può svolgere un ruolo importante al fine di richiedere una svolta nelle politiche abitative alla Regione e al governo nazionale. Invece che porsi come “muro di gomma” o controparte delle organizzazioni degli inquilini e dei movimenti, una nuova amministrazione potrebbe svolgere un ruolo fondamentale di “cerniera”, un ruolo politico, tanto più importante, quanto più connesso con le “buone pratiche” di una politica abitativa dalla parte dei più deboli, finalizzata a rimuovere le cause della sofferenza acuta che non da oggi viviamo.

Anche la “macchina organizzativa” del comune deve svolgere un nuovo ruolo e dotarsi di nuovi strumenti.

  1. Apertura di un tavolo con il governo nazionale al fine di: richiedere il finanziamento nazionale dell’edilizia residenziale pubblica, eliminare ogni tassazione sull’ERP, elevare la tassazione per  il patrimonio immobiliare sfitto oltre la terza casa di proprietà, ripristinare lo strumento del conflitto di interessi per contrastare il canone nero
  2. Apertura di un tavolo con la Regione al fine di: verificare e utilizzare tutti i fondi GESCAL ancora disponibili e recuperare quelli destinati illegittimamente ad altro scopo, modificare le delibere sulla morosità incolpevole per  renderle effettivamente operative, modificare le delibere sulla cosiddetta “emergenza abitativa” poco trasparenti e inadeguate, trasferimento immediato di tutte le risorse nazionali assegnate per la loro successiva ripartizione ai comuni
  3. Modificare “ la macchina organizzativa capitolina” nelle seguenti direzioni: riproposizione dell’assessorato alla casa e patrimonio con competenza su tutto il patrimonio immobiliare non strumentale del comune, coordinamento tra assessorato alla casa e quelli all’urbanistica e ai servizi sociali, apertura di “sportelli casa” in ogni municipio, confronto con le associazioni degli inquilini continuo

 

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