QUESTO SCONOSCIUTO DEL BUONO ANZI BUONISSIMO CASA

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https://youtu.be/VOnRUP9Uy74

https://youtu.be/pK25rps4e_s

L’Istituto del buono casa, previsto dalla Deliberazione di Giunta Capitolina n. 368/2013 durante l’Amministrazione del Sindaco Ignazio Marino per il superamento dei C.A.A.T. (Centri Assistenza Alloggiativa Temporanea), non sarà la soluzione per l’emergenza abitativa di Roma, ma segna la ricerca di una via d’uscita per la chiusura di un capitolo vergognoso dello sperpero di denaro pubblico. A beneficiarne sono i nuclei che vivono nei residence e tutte le persone che pur non essendo ospitate nei C.A.A.T. abbiano presentato la richiesta di assistenza alloggiativa temporanea entro la data del 23/06/2015. Non ci stancheremo mai di dire che per l’unica soluzione strutturale per il superamento della precarietà abitativa dei cittadini romani è il reperimento di 10 mila alloggi popolari. Il buono casa però ha permesso a tante famiglie di ottenere la giusta dignità e di chiudere i rubinetti ai grandi costruttori e gruppi di potere ai quali veniva versato dai 2400 ai 4000 euro al mese per ogni famiglia che abitavano e abitano in strutture convertite a case, spesso veri e propri tuguri.
Il “Buono Casa” ha permesso a ben 150 famiglie di uscire da quei ghetti chiamati residence. Secondo i dati del Dipartimento delle Politiche abitative di Roma nel 2015 sono stati erogati i primi 25 buoni casa tra novembre e dicembre, nel 2016 sono aumentati a 102 e nel 2017 siamo a circa 42 contratti registrati a giugno. Il Comune di Roma prevede di definire il capitolo residence entro il 2018, a oggi ne sono stati chiusi 16. Dei 1440 nuclei che abitavano nei Caat, ne sono usciti 300 circa, pochi hanno ottenuto un alloggio di edilizia popolare, in tanti poiché privi dei requisiti sono stati sgomberati . Dei 150 buoni casa registrati l’80% sono stati erogati in favore delle famiglie provenienti dai residence.
Una misura che però nonostante i congrui finanziamenti non ha mai avuto la giusta promozione da parte del Comune di Roma. Tanti sono i problemi che le persone incontrano per l’ottenimento dell’agognata casa. Una volta essere stati ritenuti idonei e inseriti nell’elenco dal dipartimento delle politiche abitative parte la caccia al contratto di affitto. Il futuro e speranzoso inquilino si trova solo contro un muro di diffidenza con un’unica arma, un foglio del Dipartimento delle Politiche Abitative che attesta il fatto di essere beneficiari del buono casa. Ma cos’è e come funziona? Difficile spiegare il meccanismo ad un’agenzia immobiliare. Nonostante sia prevista l’erogazione di 4 mila euro in favore del locatore al momento della stipula del contratto, sono tanti a rifiutare l’offerta sapendo che il versamento viene fatto mensilmente direttamente dal Comune di Roma. La diffidenza che si incontra sul mercato libero è dovuta proprio alla mancanza di informazione e soprattutto a una diffusa sfiducia nelle istituzioni.

Pochi sanno che il buono casa funziona, il versamento arriva puntuale e che i fondi ci sono e sono cospicui, infatti per ogni buono casa che si conclude (spesa 800,00 euro al mese) il comune risparmia 2.000,00 euro al mese chiudendo una stanza di un residence.
Come ci spiega nella registrazione audio Antonietta, proprietaria di un appartamento affittato con il buono casa da circa un anno. Antonietta si dice soddisfatta di questo sistema. Ci confida di aver fatto un salto nel vuoto, ma dopo aver superato un iniziale scetticismo dichiara di ricevere puntualmente le mensilità. L’unica richiesta rivolta al Comune rimane quella di avere magari la possibilità di ricevere maggiori e puntuali informazioni e comunicazioni.
Il Comune ha ereditato un ottimo strumento che deve promuovere e facilitare.
Si deve lavorare, con un ufficio specifico presso l’Assessorato, per organizzare il patrimonio pubblico sfitto: le Ipab hanno decine di case vuote, il Comune di Roma non ha applicato la delibera sui canoni del suo patrimonio ed ha alcune decine di case vuote, l’ex provincia, la Regione e gli enti pubblici previdenziali (INPS) hanno centinaia di case ancora vuote per un’ipotetica vendita che annunciata non è mai arrivata, i fondi immobiliari degli enti previdenziali privati, delle banche e delle assicurazioni hanno centinaia di appartamenti vuoti, in tutto stimiamo oltre 1.000 appartamenti che dovrebbero essere messi a disposizione della collettività a canoni sostenibili.
Occorre inoltre una vera campagna di informazione nei confronti dei piccoli proprietari, rassicurandoli sulla puntualità dei versamenti.
Infine crediamo sia politicamente indispensabile coinvolgere anche i grandi costruttori che dovrebbero mettere a diposizione l’invenduto, evidentemente è più proficuo da chiuso (infatti non pagano l’IMU!) a scapito della città che intanto soffre la precarietà alloggiativa in maniera sempre più evidente.
Una proposta concreta è quella di eliminare l’IMU per i proprietari che affittano con il “Buono casa”.

 

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