Renato Rizzo: “Per il diritto alla casa dibattito contro la terziarizzazione del centro storico”

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Da largo Corrado Ricci, a Borgo Pio, a via del Governo Vecchio: il centro di Roma, i suoi palazzi pubblici, i suoi abitanti storici… sono un bene comune! 

Il centro storico di Roma è da sempre al centro delle attenzioni della speculazione edilizia.

In particolare, a fare gola sono i lucrosi guadagni connessi ai cambi di destinazione d’uso dell’immenso patrimonio pubblico (di Comune, Provincia, Regione, Ater, enti previdenziali disciolti, ipab etc.) e l’utilizzazione a fini commerciali del vecchio tessuto abitativo e sociale della città.

E’ perciò significativo raccontare la storia di alcuni di questi palazzi di proprietà pubblica che insistono nel vecchio cuore della città, per illustrare come e dove sono avvenute tali trasformazioni, tenendo a mente quale fosse il loro punto di partenza urbanistico.

La palazzina di Largo Corrado Ricci, a pochi passi dal Colosseo e ultimamente al centro di numerose speculazioni giornalistiche, fino agli anni 70 era abitata da famiglie del centro storico che furono poi allontanate con la promessa di garantirne il rientro alla fine di alcune opere di ristrutturazione. In realtà la palazzina, stretta tra due alberghi, è diventata anch’essa un… albergo! Per ultimo, nell’estate del 2015, il Comune ha infine tentato di venderla a privati, ma l’asta (prezzo base, 4milioni di euro) è andata deserta.

Anche le palazzine di Tor Di Nona, famose per il murales dell’”asino che vola”, disegnato negli anni 80 su una facciata abbandonata, hanno una storia simile: allontanamento dei residenti storici, vent’anni di abbandono e, infine, una parte di appartamenti ri-assegnati e un’altra destinata ad uffici; per anni, inutilmente, abbiamo chiesto che venisse “auto recuperato”, ma a vincere è stata come sempre l’ipotesi  di “terziarizzazione”, dimentica delle diverse promesse fatte negli anni dalle varie amministrazioni.

Le palazzine comunali di Borgo Pio, che rientravano nel “piano di recupero” del centro storico voluto dall’assessore Aymonino, sono state invece le uniche ad essere assegnate ad alcune famiglie, dopo anni di proteste e di picchetti.

La palazzina di via Gustavo Modena 46, a Trastevere, anche lei nei piani di recupero del centro storico, è rimasta abbandonata per circa 30 anni finché, dopo numerose proteste, abbiamo deciso di costruire una cooperativa di autorecupero, la ‘’Vivere 2000’, che prima ha occupato lo stabile per poi “autorecuperarlo” ad uso abitativo, ottenendo la definitiva assegnazione dal comune di Roma; una grande idea di forza quella dell’autorecupero, una sfida che da allora è stata lanciata a tutta la città per il recupero dei palazzi pubblici abbandonati.

Un cenno merita anche il palazzo della provincia di Roma in via dei Prefetti, noto per aver ospitato le  riprese de “Il marchese del grillo” e che si vorrebbe destinare a miniappartamenti per parlamentari o, ancora, l’ex “casa delle donne” di via del Governo Vecchio, tutt’oggi abbandonata; storie di spazi e di  strutture che, nel tempo, hanno sviluppato una loro “anima”, una storia e un vissuto e che molti vorrebbero spazzare via, svendendoli ai soliti speculatori nostrani o stranieri.

Quanti palazzi a Roma sono stati sacrificati sull’altare della “terziarizzazione”? Su quanti, grazie all’inerzia o peggio alla collusione degli amministratori pubblici, i vari soggetti privati stanno costruendo progetti di intesse privato e speculativo?

Quanti inquilini privilegiati hanno beneficiato di vendite a prezzi di favore?

Noi riteniamo che il patrimonio pubblico sia un “bene comune” e che vada perciò destinato all’uso abitativo, culturale e sociale per il quale è stato concepito.

Crediamo inoltre nella necessità di rilanciare “l’autorecupero” nel centro storico, per permettere ai suoi residenti storici di Trastevere, Monti, Testaccio, di non essere “deportati” in periferia, rimanendo piuttosto nei loro quartieri, perché sono queste famiglie a rappresentare “l’anima di Roma” ed è giusto tutelarne i diritti garantendo affitti equi e una migliore gestione ed estensione del patrimonio pubblico, anziché la sua svendita soggetti privati per puri scopi speculativi.

Su questo “piano per il centro storico”, abbiamo organizzato l’incontro del 24 febbraio, evento che non caso è ospitato nel “Cantiere” del palazzo autorecuperato di piazza Sonnino, in cui vivono 12 nuclei storici.

Un incontro pubblico, al quale abbiamo voluto invitare gli urbanisti, i rappresentanti delle forze politiche, culturali e sociali della città, i ragazzi del cinema America e quelli del centro culturale Rialto; e, naturalmente, gli stessi inquilini delle case comunali del centro storico, quelle il sensazionalismo giornalistico e politico ’vorrebbe “cacciare via a calci perché pagano poco ’’.

Abbiamo insomma voluto costruire un nuovo momento di riflessione collettiva e di incontro, per cercare di affrontare il problema ‘”del diritto alla casa e all’abitare” da un’angolazione diversa e importante, quella della lotta contro la terziarizzazione  del centro storico.

 

Renato Rizzo

Membro della segreteria dell’Unione Inquilini e socio della cooperativa Vivere 2000

 

 

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