Roma, l’autorecupero è possibile. Necessario arrivare al primo bando

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Bando cittadino per l’autorecupero del patrimonio pubblico e possibilità di portare a conclusione definitiva proprio tre esperienze di autorecupero  dei Roma. Sono queste le principali tematiche  di cui oggi hanno discusso  l’Assessore Paolo Masini e l’Architetto Augusto Chiaradia, con la partecipazione di Guido Lanciano e Renato Rizzo, della segreteria Unione Inquilini di Roma insieme alle delegazioni della cooperative Vivere 2000 e Corallo.

“In accordo con l’assessore – dichiara l’Unione Inquilini – dopo un confronto sulle criticità di alcuni cantieri di autorecupero e sulla non unicità nella gestione del patrimonio pubblico a Roma da parte di tutte le amministrazioni capitoline, si è concordato sull’importanza di lavorare in comune per arrivare al primo bando per l’autorecupero del patrimonio pubblico a uso abitativo a Roma”.

Quali sono dunque le necessità perché avvenga tutto questo? I passi da fare sono diversi.

A partire dal censimento reale del patrimonio a disposizione. Occorre poi realizzare un coordinamento stabile tra gli assessorati, alla periferia, alla casa, al patrimonio e ai lavori pubblici e che si verifichino, inoltre, i palazzi idonei all’autorecupero.

L’Unione Inquilini ha proposto che debbano essere almeno due per municipio. “Questo – spiega la segreteria – permetterà agli uffici del comune di Roma di costruire un progetto/bando per l’autorecupero con modi, tempi e finanziamenti certi. Si è anche affrontato il problema dei mutui che dovrebbero essere ancora più agevolati per le cooperative autorecupero con la garanzia del comune. Abbiamo ribadito – aggiunge – che per quanto ci riguarda intendiamo riaffermare che alla fine dei lavori attuati dalla cooperativa a cui è stato assegnato l’immobile, questo rimanga pubblico e i soci diventino inquilini che vivono in patrimonio ERP, così come dopo avere scomputato i costi effettuati per il recupero, inizieranno a pagare un regolare affitto al comune in rapporto al reddito”.

Si è  aperto ufficialmente, dunque, il tavolo per arrivare a chiudere i percorsi di autorecupero di tre palazzi: il primo quello storico è quello della cooperativa Vivere 2000, in via Gustavo Modena 40, che ha occupato 25 anni fa a Trastevere un vecchio convento; ha stipulato la convenzione con il comune e ora necessita la presa in carico del palazzo,e la chiusura del cantiere ,non resa possibile dalle politiche contrarie dell’amministrazione Alemanno. Il secondo è quello che riguarda il palazzo della Regione Lazio, in via Tommaso D’aquino 11 dove il comune dovrà impegnarsi per arrivare al cambio di destinazione d’uso, per poi in raccordo con la Regione Lazio attuare la proposta di autorecupero, per le 25 famiglie abitanti (tra cui moltissimi bambini/e) che si sono organizzati nella cooperativa ‘Corallo’.

Il palazzo negli anni ’50 era a uso abitativo, poi è stata cambiata la destinazione a uso uffici. Adesso dev’essere riportata all’uso abitativo.

Oggi tutti gli alloggi sono stati recuperati dai soci della cooperativa. All’ente pubblico resta solo la presa in carico delle parti strutturali.

Il terzo riguarda il palazzo occupato in via Tor De Schiavi, 101, di proprietà dell’Acea, che adesso ha una destinazione a uso commerciale. “Anche in questo caso – spiega l’Unione Inquilini – chiediamo il cambio di destinazione ad uso abitativo e la formalizzazione di un progetto di autorecupero per le 12 famiglie abitanti. Abbiamo ricordato che il palazzo di Tor di Nona 1, quello con il murale ‘asino che vola’, nel centro storico, per il quale da anni ne richiediamo l’autorecupero, oggi è  interessato da un piano di recupero, attuato dalla sovraintedenza alle belle arti della Regione Lazio. Abbiamo chiesto che il palazzo rimanga a uso abitativo e che non venga trasformato in albergo o in altro. Abbiamo formulato anche la proposta, all’Assessore Masini – continua – di costruire insieme un convegno sull’Autorecupero, che sappia coinvolgere enti, tecnici, cooperative, l’università, per costruire un forte progetto unitario sull’autorecupero da proporre alla”citta’ futura”. L’Autorecupero – conclude la segreteria – è per noi strategico nell’ambito delle politiche abitative pubbliche per dare sostanza a quello che noi definiamo il piano regolatore dell’esistente da contrapporre al piano regolatore che di fatto sostiene la rendita e la speculazione edilizia”.

a cura di I. B.

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