Unione Inquilini, idee per una politica dell’abitare

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Unione Inquilini – Federazione di Roma e del Lazio
Elezioni regionali 2018 – Idee per una politica dell’abitare
Contributo programmatico per le elezioni regionali da Unione Inquilini di Roma e del Lazio

L’Unione Inquilini chiede a tutte le forze politiche che la questione “casa” diventi un momento di confronto programmatico delle elezioni regionali, tenuto conto che le politiche abitative sono una prerogativa costituzionale della Regione, e che, quindi, alla questione casa debba essere dato il giusto rilievo e diventare parte integrante dell’agenda politica.
Veniamo da una esperienza di legislatura regionale che non possiamo considerare esaltante, anzi crediamo che l’interesse della Giunta e del Consiglio per le fasce deboli e l’edilizia pubblica sia stata pesantemente deficitaria, avendo approvato solo provvedimenti relativi all’edilizia privata, con la conseguenza che, sostanzialmente, non è venuto nessun intervento di natura strutturale capace di affrontare la precarietà abitativa che incombe non solo su Roma, ma anche sull’intera regione con decine di migliaia di famiglie costrette ad abitare graduatorie, a subire sfratti senza passaggio da casa a casa e con uno sperpero di risorse in interventi tampone ed emergenziali che non sono più tollerabili.
Da qui partono le nostre proposte programmatiche che sottoponiamo alla vostra attenzione e valutazione, augurandoci che possano rappresentare un contributo concreto da chi come l’Unione Inquilini e da sindacato maggiormente rappresentativo si misura quotidianamente con la precarietà abitativa.

Punti programmatici essenziali:

1. Determinare in sede di bilancio un finanziamento certo e continuativo finalizzato all’incremento dell’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata a canone sociale, (ad esempio almeno l’ 1% del bilancio regionale);

2. Predisporre un “piano della casa pubblica” che incrementi l’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata a canone sociale, di almeno 20.000 alloggi in 10 anni, in particolare attraverso il recupero a fini abitativi dell’immenso patrimonio pubblico inutilizzato (demanio civile e militare, regionale, comunale, ipab, asl, anas, ferrovie etc), e la contemporanea sospensione di ulteriori piani di vendita.

3. Richiedere e contribuire con i Prefetti ad effettuare la mappatura degli immobili delle pubbliche amministrazioni e dei privati inutilizzati per definire un piano per il loro riuso abitativo, in edilizia agevolata e convenzionata, da assegnare alle famiglie in precarietà abitativa e in graduatoria, come previsto dalla circolare del Ministero dell’interno del 1 settembre 2017. Sostenere i comuni nell’attuazione di quanto previsto dall’articolo 26 commi 1 e 1 bis della legge Sblocca Italia al fine del recupero e riutilizzo degli immobili del demanio civile e militare; Tali programmi di recupero rappresenterebbero anche un formidabile volano occupazionale.

4. Rilanciare il ruolo delle ATER quali gestori e attuatori delle politiche abitative regionali, attuando le norme sul contratto di servizio, determinando così risorse certe e stabili nel tempo per le manutenzioni ordinarie e straordinarie nei caseggiati, anche con il coinvolgimento degli assegnatari

5. Prevedere che la casa sia inserita nell’ambito delle deleghe dell’assessorato all’urbanistica, in quanto le politiche abitative sono una infrastruttura sociale e territoriale, abbandonando ogni logica premiale per la rendita fondiaria, con l’obiettivo del riuso dell’esistente senza ulteriore cementificazione del territorio, in particolare attraverso il recupero e l’autorecupero, aumentando l’offerta di alloggi sociali;

6. Siamo nettamente contrari a qualsiasi ipotesi di sanatoria delle occupazioni abusive che sia generalizzata, ma non intendiamo nascondere o eludere una problematica che esiste, a tal fine saremmo favorevoli ad una regolarizzazione degli occupanti abusivi che parta dal consentire loro di essere valutati, partecipando al bando per l’assegnazione di una casa di Erp e una volta collocata la famiglia nella graduatoria questa attenda l’assegnazione definitiva nell’alloggio occupato, pagando un canone sanzionatorio pari a quello che pagherebbe se assegnataria ma maggiorato del 30 o 50%, fino a quando, con lo scorrimento della graduatoria, non gli venga assegnata la casa. Ovviamente coloro che risultassero non avere i requisiti o non partecipassero al bando dovranno essere oggetto di sgombero;

7. Definire con apposito atto che le convenzioni per la realizzazione di alloggi di social housing in locazione, nonché con patto di futura vendita, riscatto o opzione di acquisto (pubblico/privato), prevedano che le famiglie beneficiarie siano obbligatoriamente scelte tra quelle indicate dai comuni, e che la determinazione del canone, tenuto conto del contributo pubblico, sia determinato tramite accordi integrativi con le organizzazioni sindacali degli inquilini come stabilito dalla Convenzione nazionale 25 ottobre 2016 ai sensi dell’articolo 4 della legge 431 del 1998.

8. Indicare con chiarezza i “requisiti minimi di alloggio” di cui ogni nucleo familiare ha diritto ai fini dell’attuazione del diritto alla casa previsto dalle norme internazionali, nonché ai fini della definizione di “alloggio sociale” e dell’attuazione della Circolare del Ministero dell’Interno del 1 settembre 2017

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