Unione inquilini vince lotta contro la Tasi, ma la battaglia continua

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L’Unione Inquilini vince la sua lotta contro la Tasi agli inquilini e agli assegnatari delle case popolari.

 

“L’Unione Inquilini – dichiara Massimo pasquini, Segretario Nazionale –  esprime soddisfazione per la vincita contro la Tasi, ma non cambia il nostro giudizio rispetto alle politiche abitative del Governo, delle Regioni e dei Comuni che continuano a basarsi su privatizzazioni del patrimonio pubblico e liberalizzazioni degli affitti che tanti guasti hanno creato e stanno creando. Prosegue la lotta – aggiunge –  Noi non molliamo mai!”

I comunicati Unione Inquilini del 30 ottobre 2013 e del 9 settembre e il comunicato della Presidenza del Consiglio successivo all’approvazione della legge di stabilità per il 2016, dimostrano con i fatti che l’Unione Inquilini ha sempre combattuto contro la Tasi imposta anche agli inquilini. La lotta prosegue è solo un piccolo risultato ma che comporta un risparmio fino a 200 euro per gli inquilini:


TASI: LE MODIFICHE IN PARLAMENTO SONO NECESSARIE E DEVONO RIGUARDARE ANCHE GLI INQUILINI.
Dichiarazione di Walter De Cesaris, segretario nazionale Unione Inquilini. (del 3o.10.2013)

Vorremmo che fosse presente a tutti un dato elementare ma che sembra sfuggire alla comprensione di molti: se giustamente occorre intervenire al fine di reintrodurre detrazioni per la prima casa anche sulla TASI, queste devono riguardare, in quota parte, anche gli inquilini. Infatti, se per il proprietario, la prima casa è quella che possiede e in cui vive, per l’inquilino la prima casa è quella in cui vive e paga l’affitto (cioè la seconda, terza e via di seguito, per il proprietario).

Per una ragione di equità e di pari trattamento della legge, la detrazione per la TASI deve riguardare, quindi, sia il proprietario utente, sia l’inquilino che ha la sua residenza principale nella casa in affitto. Vorremmo ricordare che, se anche è stato battuto l’intendimento di trasformare l’IMU in service tax, l’introduzione della TASI in aggiunta all’IMU che paga il proprietario, è corrisposta in una percentuale tra il 10 e il 30% dall’inquilino e si aggiunge alla TARI (imposta sui rifiuti), pagata solo dall’inquilino, già incrementata solo quest’anno, in media, del 25%.

In una situazione di gravissimo impoverimento di massa, un livello degli affitti incompatibile con il mercato privato, una carenza strutturale di offerta pubblica di alloggi a canone sociale, il continuo aumento delle tariffe (come quella sui rifiuti), i ticket sulla sanità, l’introduzione di nuovi balzelli (che temiamo destinati a crescere nel futuro a causa dei tagli agli enti locali) come la TASI, possono, drammaticamente ma purtroppo facilmente, scatenare una situazione che precipita nel baratro dello sfratto per morosità. E’ assolutamente necessario porre un limite che imponga una zona no tax, compresa la TASI, per i redditi bassi, ricordando che le famiglie in affitto hanno redditi inferiori del 22% rispetto alla media nazionale e che oltre il 70% delle famiglie in affitto ha un imponibile inferiore a 30 mila euro l’anno.

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