Vendita patrimonio INPS: quali tutele per gli inquilini?

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Dopo il clamoroso fallimento delle cartolarizzazioni, è stato sconfitto il tentativo di una ulteriore speculazione finanziaria sugli immobili INPS ancora invenduti, attraverso il conferimento ai fondi immobiliari.

L’articolo 38 della Legge 23 del 21 giugno 2017, infatti, ha eliminato l’obbligo per l’INPS di conferire gli immobili ai fondi, dando all’Istituto medesimo la facoltà di decidere, aprendo la strada alla ripresa del processo di vendita diretta agli inquilini e riconfermando tutte le garanzie di prezzo e le tutele sociali previste dalla legge.

L’INPS ha annunciato sui giornali la volontà di riprendere il percorso della dismissione del patrimonio e sta inviando a raffica le disdette dei contratti di affitto ancora in essere, mentre ancora non sono chiare le procedure attraverso cui si intende provvedere alla regolarizzazione dei cosiddetti “sine titulo”.

Va ricordato all’INPS e al governo che gli inquilini che vivono negli stabili dell’Ente sono le prime vittime di anni di immobilismo e cattiva gestione, che ha praticamente azzerato le manutenzioni degli immobili, lasciati in un degrado sempre crescente. Anni in cui i contratti di locazione non sono mai stati rinnovati. Anni, in cui gli alloggi che si liberavano, sono rimasti drammaticamente vuoti: uno scandalo rispetto al livello di sofferenza abitativa della città, una perdita secca di introiti per le casse dell’Ente.

In recenti audizioni preso il Parlamento e in varie dichiarazioni, l’INPS ha fatto cenno circa l’eventuale decadenza delle varie forme di tutela sociale prima presenti, che sono, lo ricordiamo, prima fra tutte, il diritto al rinnovo contrattuale alle medesime condizioni per 9 anni per i redditi più bassi.

Sarebbe una beffa assurda e inaccettabile se l’INPS, dopo l’allegra gestione delle cartolarizzazioni e le varie denunce sui favoritismi rispetto ai cosiddetti inquilini VIP, oggi si apprestasse a voler fare cassa sulla pelle dei più poveri.

Le clausole sociali nei confronti dei redditi bassi e delle fragilità familiari vanno mantenute e, casomai, adeguate alle nuove condizioni esistenti alla ripresa del processo di dismissione.

Inoltre, le case libere debbono essere assegnate, prioritariamente agli sfrattati, con canoni secondo quanto previsto dagli accordi territoriali, utilizzando bandi pubblici per garantire la massima trasparenza.

E’ chiaro che, qualora fosse confermato l’orientamento dei vertici INPS di non voler attuare forme di tutela sociale, la risposta del sindacato sarebbe quella di una fortissima protesta e mobilitazione.

L’Unione Inquilini, assieme al Sunia, ha pertanto richiesto l’apertura di un tavolo di trattativa per affrontare tutte le criticità presenti, nella direzione della salvaguardia delle fasce deboli.

 

Allegata: lettera unitaria di richiesta di incontro ai vertici INPS

 

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