Paolo Berdini: “La strada in salita della “cedolare secca”

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La “Cedolare secca” è un’imposta agevolata che agevola i redditi dei proprietari di abitazioni affittate. La tassazione ordinaria è infatti composta dall’Irpef (che come noto varia in funzione dei redditi percepiti) e dalle due imposte di registro e di bollo. Con la cedolare secca si paga una percentuale fissa a prescindere dalle condizioni reddituali soggettive del proprietario dell’alloggio. Che sia ricchissimo o sia percettore di un reddito modesto, infatti, entrambi questi soggetti pagano la stessa percentuale di tassazione.

Con l’articolo 9 della legge n. 80/2014 che ha approvato il decreto legge recante  “Misure  urgenti per l’emergenza abitativa, per il mercato  delle  costruzioni  e  per Expo 2015”, si è stabilito che per il quadriennio 2014 – 2017 l’aliquota della cedolare secca è fissata nella misura del 10% (nella precedente legge era del 15%). La possibilità vale esclusivamente per coloro che affittano a prezzi concordati (che sono cioè un po’ più bassi del valore di mercato) e soltanto per le aree a forte tensione abitativa, dove cioè ci sono fenomeni di forti fabbisogni di alloggi sociali. In realtà, la cedolare secca vale anche per i contratti di affitto a canone libero, ma in questo caso l’aliquota di applicazione è più alta.

In buona sostanza, i proprietari di alloggi abbattono in maniera consistente l’ammontare delle tasse da versare allo stato. Il provvedimento è dunque un regalo –in termini di mancati introiti- alla grande proprietà.

La giustificazione che viene addotta per rendere accettabile il provvedimento è formata da due argomenti. Da una parte si sostiene che in questo modo il proprietario di un alloggio è più invogliato ad affittare perché pagando meno imposte aumenta il suo ricavo e in questo modo si viene incontro alla domanda sociale di alloggi.

Il secondo argomento riguarda il fatto che per accedere ai benefici della cedolare secca, il proprietario dell’alloggio deve “emergere”, e cioè registrare il contratto e far conseguentemente diminuire la quota del sommerso. Visto che nel settore degli affitti esiste un’enorme quota di evasione fiscale, il provvedimento della cedolare secca viene giustificato come uno strumento per far emergere la quota di evasione.

Nell’uno e nell’altro caso dobbiamo prendere atto che una normale attività economica come quella del mercato degli affitti ha bisogno di aiuti da parte della tanto vituperata mano pubblica e che il mercato dell’affitto per esplicita ammissione del legislatore ha larghe sacche di evasione. Segno evidente che l’ideologia liberista che ha imposto la liberalizzazione completa del “mercato” non funziona e che la sfera pubblica è invece un indispensabile strumento di regolazione del mercato senza regole.

Nel provvedimento legislativo 80/2014 c’è infine un’altra clamorosa ammissione del fallimento dell’ideologia liberista. Come si ricorda, la completa liberalizzazione del mercato della casa fu giustificata agli inizi degli anni ’90con la tesi che solo il libero mercato avrebbe finalmente risolto il problema abitativo italiano. La legge afferma invece che entro 30 giorni dalla data di approvazione, deve essere aggiornato da parte del Cipe l’elenco dei comuniad alta tensione abitativa.  Insomma, la cura del libero mercato senza regole ha fatto aumentare il numero dei comuni in cui migliaia e migliaia di famiglie presentano gravi problemi abitativi.

E’ dunque arrivato il momento, anche se il legislatore finge ancora di non accorgersene ed elabora provvedimenti “tampone”, che venga ristabilita la supremazia della sfera pubblica su quella privata. La programmazione edilizia e la costruzione di alloggi pubblici a favore della categorie sociali svantaggiate –e non la furbesca dizione di alloggi sociali o housing sociale- devono ritornare ad essere il pilastro per la costruzione di una società inclusiva.

articolo a cura di Paolo Berdini

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